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PROFUSIONE @ SONICA
Piccoli malesseri lievitano
16 – 10 – ’04
Di ElCiabe
Da sempre egregia roccaforte della musica originale, anche in questo sabato di mezzo autunno il Sonica propone due gruppi che di cose da dire ne hanno eccome: infatti, al crossover assordante degli Shirley Temple, che strizzano visibilmente l’occhio a Korn e Papa Roach, fa seguito l’alternative rock dei Profusione, che attingono sapientemente gli elementi del proprio linguaggio dagli aspetti più crudi di quel grunge che oggi è purtroppo da molti considerato un cadavere, che però, alla luce di certe “novità”, sarebbe meglio affrettarsi a riesumare. I brani dei Profusione, si diceva, attingono dalla crudezza del grunge più spoglio e meno “fighetto”, e tale sincerità è una costante, già dall’apertura di “DIMMI SE”, con i suoi dubbi torbidi che si condensano in una marcia regolare e solenne. Il basso di Giulio (che peraltro la carovana noslapperiana ricorderà anche come frontman dei Kobayashi) e la batteria di Daniele pestano senza porsi domande od obiettivi, con la collaudata sinergia che emerge nella susseguente “IN RITARDO”, dolente e disperatamente attaccata alla vita. La punta spessa della chitarra di Fabrizio entra nel cervelletto così come il ritornello monoverbo di “FASTIDIO”, che analizza ed irride con efficace sintesi il punto di vista di quelli che non soffrono mai, su un tappeto di robusta distorsione à la Alice In Chains. Stessa tematica di isolamento rispetto agli zombie incastrati davanti alla tv si ripropone, con la medesima efficacia, nello spleen subdolo di “ARIA”, che si arma di una progressione semplice ma potentissima,e di una linea melodica spiazzante descritta dalla voce di Fabrizio, poeta scarno e minimale frontman dall’acchito timido, costretto ad urlare dai propri spettri interiori. Il pubblico conosce già ed accompagna con le mani e con la voce il quinto brano, “FRAGILE”, morbosa ma in qualche modo liricissima dichiarazione d’amore sporcata di sangue e dalla considerazione amara che “non saremo immuni mai”. Musicalmente, il brano porta con sé tutte le caratteristiche di eccentrica essenzialità proprie dello stile dei Profusione, e le sublima trovando un’inattesa circolarità nella struttura del brano e nel groove che esprime. “SOSPESO” ha il sembiante e l’umore di “State Of Love And Trust”, e si crogiola nell’immobilità constatando quanto spesso il movimento stesso sia una forma solo un po’ più complicata di immobilità, concetto questo reso benissimo dalla scenografia torbida proiettata nell’apprezzabilissima coda strumentale del brano. A spezzare l’incedere cupo e velenoso dell’esibizione del trio arrivano i sedicesimi frenetici e una volta tanto puramente vitali di “MAL DI STOMACO”, impregnata di una spartana ironia nei confronti di chi ti vuole sempre meglio di come sei, meglio, meglio… e ti dà il voltastomaco. Nelle pieghe del brano c’è parso di avvertire la presenza stonata e bizzarra dei primi Prozac+. E, in tema di citazioni, impossibile non citare i Nirvana di “Heart Shaped Box” nello smarrimento autocommiserante e più paranoico che rabbioso dell’accoppiata formata dalle complementari “NON C’E’ POSTO” e “COME ME”, che mescolano la miscela vicina ai già citati Alice In Chains a qualcosa degli Stone Temple Pilots, per ottenere una sezione ritmica più serrata, addirittura torrenziale nei refrain e nei finali. Ma uno dei brani migliori dell’intero repertorio dei Profusione è quello che arriva adesso, cioè l’autentico epitaffio di “LIBERARMI”, del cui intenso testo, incastonato in un muro di suono che divide molto sottilmente lucidità e follia, riportiamo un sintomatico stralcio:
“Non sopporto che tutto scivoli così Come se fosse comodo Come se fosse inevitabile Come se fosse inarrestabile! NON RIESCO A LIBERARMI!”
Il pezzo, inoltre, conferma quello che a questo punto ci sentiamo di definire come un vero e proprio marchio di fabbrica del trio, ovvero queste code strumentali di ottimo gusto e di grande utilità nel dispiegare l’umore rabbioso e psicotico della loro ispirazione. A chiudere, un’altra dicotomia, quella composta da “QUELLO CHE NON MI DA’” e dalla conclusiva “GRAZIE PER AVERMI UCCISO”, che sembra affermare con veemenza un piccolo tributo di riconoscenza alla band che ha esportato nel mondo (finendo anche, inevitabilmente, per sdoganarlo e sputtanarlo alla grande) il mood che anche i Profusione si trovano talvolta a masticare: ovvio, parliamo dei Nirvana, stavolta nel periodo conclusivo, quello di “In Utero”, pochissimo prima dell’autodistruzione di Kurt. “QUELLO CHE NON MI DA’” si snoda, isterica ma riconoscibile, in modo simile a “Scentless Apprentice”, e ha un ritornello di indubbi gancio ed impatto, mentre in “GRAZIE PER AVERMI UCCISO” il sarcasmo rassegnato e, forse, un pizzico di resa nell’atteggiamento sembrano ricordare taluni stralci di “Penny Royal Tea” o di “Dumb”. Anche se forse stiamo troppo forzando la mano con i rimandi e le citazioni, specie visto il genere, da noi arrivato, come al solito, ai suoi minimi termini e appiattito in un’orbita “nirvanocentrica”, da cui i Profusione hanno altre armi per sottrarsi, come il gusto della sintesi e della resa più umorale che tecnica della propria viscerale musica. A patto, naturalmente, che siano proprio loro i primi a capirlo. Già, perché in fin dei conti, pur nella consapevolezza di un potenziale molto meno vincolato a questo benedetto cadavere – non – cadavere del grunge, sono sempre i suoi alfieri quelli che per primi ci sono venuti in mente per descrivervi il suono e le intenzioni di un gruppo altresì da seguire con la massima attenzione, come questi Profusione.
Fabrizio – Chitarra e voce Giulio – Basso Daniele – Batteria
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