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Jailbreak Live
Fuori di galera, festa in tarda sera!
Roma, Qube 23 - 12 - 2004
Di Enrico Chianese
L’ultimo gruppo di questa serata No Slappers! vede i Jailbreak protagonisti assoluti. Si presentano da soli, grazie al provvidenziale Jonna, rivelatosi un degno sostituto di Fernando, k.o. a causa dell’influenza; montano in poco tempo una strumentazione notevole, in particolare la batteria di Fabio Pollastri, rientrato per l’occasione e armato fino ai denti di piatti e altre diavolerie percussive, e poi, con la consapevolezza di chi suona insieme da dieci anni, partono col primo brano, “Show the real face”, con la grinta trascinante da Motorhead, un puro rock n’roll maledetto pieno di groove prima dell’assolo. La voce cerca di raggiungere i picchi del grande Bruce Dickinson, risultando un po’ troppo sforzata. Segue poi la prima cover del concerto: “Grinder” dei Judas Priest. I puritani di No Slappers! già potrebbero storcere il naso e dare qualche bacchettata a questa scelta, ma a discolpa dei Jailbreak deve assolutamente ascriversi l’ottimo rapporto instaurato con il pubblico del Qube, rimasto in tarda ora ad ascoltarli e unendosi alla loro personalissima festa. Altro brano ben in sintonia con lo spirito della serata è “Ten Years in jail”, vicino a “Shoot to thrill” degli AC/DC nel suono pieno della chitarra ritmica e ad “Outta get me” dei Guns n’Roses per la tematica. Il solo di Andrea Carletti è a dir poco vorticoso e la batteria del Pollastri non lesina un accompagnamento magistrale. Una vera intro alla “Run to the hills” (non di quelle forzosamente attribuite a gruppi incapaci e immeritevoli!) prelude “Welcome on stage”, che non solo per il titolo sarebbe un appropriato brano di apertura di show, un’esplosiva miscela di hard n’heavy dal marcato sapore ottantino che anticipa “Sono ancora qui”, col suo testo caparbio un sunto in poche frasi della filosofia emulativa e un po’ nichilista di molti musicisti e musicanti capitolini! Segue un piccolo spazio riservato alle cover; dopo “Sin city” degli AC/DC è il momento della salita sul palco nientemeno che di “Er Pinna”, noto invasore di ben più illustri e inespugnabili palcoscenici, che per l’occasione imbraccia lo Yamaha di Maurizio Mancini e si esibisce nella chiassosa “Wildflower”! Appena il tempo di mettere alla porta l’ospite e via con “Feelin’ beatin’”, un gioco di bicordi per un brano energico dove fra tapping e scale rapidissime emerge tutto il virtuosismo chitarristico del “ragazzino del gruppo”! Un’altra cover di “Metal gods” dei Priest e poi via con il boogie da fine concerto che va sotto il titolo di “Rompi le righe”, in cui si possono cogliere sonorità di Offspring e Metallica e dove la voce tiene veramente testa sul ritornello, mettendo voglia di pogare e cantare a squarciagola. Da questo punto in poi inizia la vera festa e tutto a un tratto ci divengono chiare le intenzioni della band di suonare per ultimi, cambiando l’ordine di esibizione proprio e degli altri gruppi: una cover dietro l’altra, fra ammucchiate di amici che si alternano ai microfoni dei cori, a ricordarci che in fondo siamo tutti sulla stessa “Highway to hell”, ed è semplicemente stupendo poter condividere insieme questa passione su un palco trasformato in una occasionale sala prove!
Jailbreak:
Jonna – Chitarra Andrea Carletti – Chitarra Giampaolo Virga – Voce Maurizio Mancini – Basso Fabio Pollastri - Batteria
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