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Zephiro live – stz birra 02.09.2005
Sogno di una notte di mezza estate

di ostinAzione

In un locale finalmente pieno aspetto fino oltre la mezzanotte, davanti al solito boccale, che Zephiro salga sul bellissimo palco della stazione.

Ci sono momenti nella vita in cui capisci che sta per succedere qualcosa di magico e questa è la volta… I ragazzi salgono, si guardano, ci guardano ed è subito chimica pura.

Un suono Fender da brividi si libera dalla Tele di Claudio Todesco che decide che stasera non ce ne sarà per nessuno e sostenuto dalla grandissima cassa di Roberto Alfonsi, lucida a specchio ‘radiazioni ultraviolette’. Il folletto Giacomo ‘TriS’ Citro lavora una linea di basso con un sound bello, grande e maturo sudando per la voce di Emanuele Mancini che un fonico, probabilmente non ancora a suo agio con l’impianto, decide di penalizzare, come peraltro già fatto con i precedenti gruppi. Un peccato…
Che però Emanuele supera con impatto, presenza ed energia.

Il suono. Quadrato, questa è l’immagine che viene mentre li senti. Una grande amalgama che nel concerto del settembre 2004 – che conoscevo solo su cd – non era venuta a galla, con un suono piccolo e fragile che palchi e sala prove hanno fatto crescere con amore e costanza… E si sente.

Così non sorprende che l’attacco di ‘lontano da un luogo lontano’ porti i quattro, nella classica “formazione perfetta”,al top, scesa la naturale tensione da primo pezzo. Verrebbe da dire da copione, se non fossimo in presenza di una giovanissima band, io direi emersa più che emergente.

Completamente a suo agio TriS fa spettacolo ed il suono diventa impressionante e ‘ forte e fragile’ e, soprattutto, ‘la mia isola’, con un wall of sound spaventoso, ci sorprende con cambi di tempo, un coro simpaticamente PFM ed un finale in inglese inaspettato e sicuramente in pieno contesto.
Bravi, bell’idea. Fa la sua figura anche la passeggiata del solito TriS attraverso il locale e su, fino in galleria, grazie ad un buon trasmettitore ed al suo approccio festaiolo al palco.

Ed ancora ‘scattami una polaroid‘ arabeggiante nell’incedere più che nell’intenzione con una sezione ritmica in evidenza ed un testo bellissimo, moderno evocatore e poetico anche se duro, in linea con le cose che scrive Claudio, meglio apprezzabili sui demo, in ogni caso, a causa del già citato problema di settaggio della voce che dovrebbe emergere di più dal brodo primordiale che il gruppo organizza a nostro vantaggio. Spero che il prossimo lavoro di Zephiro, demo o no che sia, abbia il supporto dei testi stampati, perché nel mare di banalità e luoghi comuni in cui annega la musica italiana, Claudio Todesco riesce a tirare fuori qualcosa di più, pescando, evidentemente, a piene mani dalle sue dirette esperienze personali. Bene anche la linea vocale del ritornello che, nonostante la sua altissima acidità, entra subito in testa e non ti lascia neanche sotto la doccia, grazie ad una melodicità che, lasciatemelo dire, solo un gruppo italiano può mantenere in queste situazioni.
Bene, anzi, benissimo!
La successiva ‘chiuso a chiave’ mi strappa un sorriso di soddisfazione perché dal vivo Emanuele
corregge il peccatuccio del demo ed evita di rifarsi a gruppi italiani come Vibrazioni et similia
che con certe linee vocali finto originali ammorbano questo tipo di rock.
Bravo Emanuele, hai personalità e voce, imita te stesso ed i risultati saranno assicurati.

Una dedica semplice e discreta accompagna l’ultimo pezzo, ‘l’albero’, quello che la gente aspettava, anche qui forte di un bel testo dove frasi forse anche sfruttate trovano una nuova verginità e credibilità grazie all’interpretazione intensissima di Emanuele, ispirato, forse proprio dalla sua dedica all’amico perso questa estate.
E su questa sedimentazione di emozioni si alza l’unico assolo di Claudio, frasi minimaliste, intime,
quasi pudiche ma acide come si dovrebbe suonando come suona Claudio Todesco, che con il suo chitarrismo essenziale, preciso, potente ricorda l’ Andy Summer della stagione Police e l’accostamento non è irriverente, se non altro per approccio ed intenzioni.
Cosa dire di più?

Che Zephiro visto e sentito a stazione birra questa sera è fin troppo bello per essere vero, tutto giusto nei suoi limiti con potenza e personalità da vendere. Un Roberto Alfonsi alla batteria preciso che fa quello che deve fare, riempie dove deve riempire, fa spazio quando deve…
Un TriS che con il suo approccio merita da solo il prezzo del biglietto, partecipando e non guasta, alla stesura dei pezzi.
Ultimo, ma solo in ordine di citazione, Claudio Todesco, che un passo indietro a voce e basso
rende credibile questo assalto, dei suoi testi abbiamo già detto.

In conclusione Zephiro è pronto per il grande salto ma deve stare attento. La differenza enorme di impatto tra esibizione live e demo è pericolosa e gestibile solo da parte di studi e produttore che credano in questi ragazzi ma che si rendano conto che non siamo in presenza di un clone dei finti settantiani da classifica o da concerto del primo maggio.

Si dovrebbe avere il coraggio di rifarsi soltanto a loro stessi che, magari inconsciamente, citano suoni lontani, aree dimenticate, corde assopite nell’anima di un vecchio rocker imbolsito.

Stop, buona la prima.



Roberto Anfolsi – batteria
Giacomo Citro – basso
Emanuele Mancini – voce
Claudio Todesco – chitarra

Musica – Todesco Citro
Testi – Todesco
Arrangiamenti - Zephiro
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