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06 – 10 – ’05: Angelo Nero @ Stazione Birra
Nero, divertito e naif
Uno show elegante e dai toni divertiti quello di questo Angelo Nero in questo 6 ottobre nella cornice di Stazione Birra. I ragazzi propongono un pop rock all’italiana molto musicale, e che ogni tanto strizza l’occhio con un certo gusto agli anni ’80. L’inizio, con “Disastrosamente stupido”, odora di blues e di rock ‘n’ roll, e del cantato ora bennatiano ora roco del vocalist Angelo: il brano scorre piacevole, impreziosito dalla godibile parlantina del basso di Fabio Fraschini. Non dissimile, ma con un’anima più rocksteady, è la successiva “Vuoto blu”, che californieggia da par suo e non manca di instillare buonumore, la voce arrochita e naif e lo yo yo lungo delle chitarre di Gianluca D'Alessio e Nicola Di Gia' a stagliarsi sul fondo. La successiva cover del Battiato di “UP PATRIOTS TO ARMS” è giocata su suoni più levigati, e pare riprendere con una certa precisione la recente versione del pezzo targata Negrita. Una gradevole sorpresa rispetto alla sostanziale linearità del set proposto finora è la successiva doppietta, che comprende “Privo d'emozioni” e “Sincronismi”. La prima è quadrata, compatta, perfino schizoide negli accenti della voce espressiva di Angelo, ed alcune parti di chitarra sembrano quasi tirare il brano in direzione del The Edge di “New Year’s Day”. La seconda invece si giova di un giro armonico e una metrica che invece richiama qualcosa dei Prozac+, e lascia un’ottima impressione grazie al suo crescendo energico e solare. Piace anche l’ispirata “L'ipotesi di lei”, con quel climax soffuso e l’intercalare dei tremuli e sognanti bagliori disegnati dalla chitarra, squarciati a dovere dalla marzialità del ritornello, mentre è molto estetizzante il ricorso alla cover di “Amore Disperato”, già Nada e già SuperBi, della quale i ragazzi operano una rilettura ordinata, ma tutto sommato anche ordinaria. Spiazza la scelta di chiudere con “Nuvole nere”, ispirata e foriera di un pizzico di sperimentalismo in più, ma forse non adattissima a lasciare un ricordo preciso della band nel suo complesso: l’iniziale giro di basso tratteggia un blues, furtivo e notturno, ed apre ad una lunatica esplorazione intimistico – spirituale sotto la metafora evergreen del viaggio, curiosamente spezzata da un finale improvviso ed enigmatico. Questi i tratti peculiari di questo Angelo Nero. Anche se non conoscessimo da tempo Angelo e la sua band, e non avessimo avuto modo di constatarne l’umiltà, la disponibilità e anche la voglia pura , sarebbe bastato quest’ascolto per parlare di un gruppo molto interessato all’aspetto puramente estetico ed emozionale della musica e molto innamorato della possibilità di suonarne senza condizionamenti, mantenendo il più a lungo possibile il bel candore che ci è parso di leggere tra i solchi delle canzoni e nell’interpretazione data dai ragazzi. Lo spettacolo di una band che sa divertire e interessare pur senza proporre nulla di rivoluzionario: in fondo, basta un po’ di voglia e un po’ d’ispirazione a convincere. E anche quando si avrebbe bisogno di un pizzico di maggiore sostanza compositiva a far pendant con la facilità di esprimere umori, questa ricerca può prendersi il lusso di non essere ossessiva, ma serena, naturale ed organica: come diceva un Ligabue di molto tempo fa, “non è obbligatorio essere eroi”. Specie quando si è puri come questi ragazzi.
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