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Noslappers! Una rassegna indipendente ed augogestita di musica originale.
Strani Giorni
Big band...di tre

di Enrico Chianese


Chi stesse pensando, dal nome del gruppo, ad una musica improntata sulla scia di Battiato, è molto lontano dalla verità.
Ci troviamo davanti ad un trio che mischia insieme dolcezza ed aggressività, a sostegno di testi ben elaborati e cantati quasi sempre con sentimento. Soprattutto, difficilmente si potrebbe pensare ad un trio se li si ascoltasse soltanto, vista la loro capacità di riempire con la ritmica ogni parte lasciata vuota dalla melodia e viceversa.
Già dal primo brano, intitolato “3/4” (anche se a me sinceramente pareva un 12/8!) un basso macina slide sostiene un cantato sostenuto e d’ispirazione cantautoriale che cerca di comunicare al pubblico i suoi “strani pensieri” a suon di rock graffiante.
Con “Tornando a casa” ci troviamo a metà strada tra un rock n’roll d’oltreoceano e un decisamente nostrano Ligabue. La voce è forse troppo impersonale, ma in compenso emerge tutta la potenza del batterista Daniele Teodorani, che continua anche nella successiva “Come la prima volta”, aperta proprio dalla sola batteria, cui presto si aggiungono una chitarra piena di chorus ed una voce più convincente.
Con “Sempre la stessa storia” più di qualcuno decide di iniziare a muoversi. La linea di basso, pur non essendo particolarmente originale, è decisamente intrigante e fa venire voglia di saltare!
L’andamento quasi ska si adatta bene ad un testo su un argomento inflazionato ma sempre attuale quale la condanna della guerra.
Segue poi “Cambio idea”, un malinconico “New York Groove” che descrive un momento di pessimismo e solitudine metropolitani, enfatizzato dal wah-wah della chitarra. A metà brano c’è un cambio di arpeggi, a sottolineare il cambio ottimistico di prospettiva e l’assolo della chitarra ricorda le sonorità dei Simple Minds.
“Nero” è un altro ballabile, anche se inizialmente non lo dà a vedere, rassomigliando di più a “Tears of the dragon” di Bruce Dickinson, col suo pop inquieto e raffinato. Nel prosieguo però il tempo raddoppia, ricordando da vicino i Subsonica e di nuovo a più di qualcuno torna la voglia di muoversi.
L’atmosfera ballabile da Subsonica torna anche con “Curami”, mentre il finale è affidato ad un brano molto diverso dallo stile finora proposto dal gruppo: “Il piccolo re”, questo il nome, inizia con un’intonazione quasi grunge per poi diventare una ballata da Samuele Bersani, fino a terminare con un tappeto lentissimo su cui la chitarra ne approfitta per dare libero sfogo ad ogni improvvisazione, dal pick slide al banding ecc., mancava solo che suonasse coi denti e finisse dando fuoco allo strumento!
Pochi altri istanti per saluti e ringraziamenti, e poi giù dal palco, per un altro gruppo No Slappers! appena unitosi.

Strani Giorni:

Roberto Maccaroni – Voce e chitarra
Daniele Teodorani – Batteria
Stefano Proietti - Basso
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